E' un viaggio unico, completamente
diverso dal normale, che vi offrirà oltre 2 ore ricche
di panorami mozzafiato e curiosità mai viste
altrove. Si passa infatti dai pochi metri sul mare di Tirano,
appena 429, fino ai 2.253 del passo ferroviario del Bernina,
con salite del 70 %o ed un percorso che cambia continuamente
ed impedisce al viaggiatore di annoiarsi, anzi si resta
stupiti da quante cose diverse passano davanti ai nostri
occhi, dai finestrini del treno. E... visto che e' un classico
che porta ogni anno migliaia di turisti a percorrerlo, anche
per una sola volta, ecco qui una breve descrizione del percorso,
arricchito con fotografie scattate da Flavio Capra (cliccateci
sopra per ingrandirle) nonche' notizie utili sulle eventuali
soste lungo il percorso e sulla localita' meta del viaggio:
St. Morìtz, località turistica d'élite,
dal 1864 famosa in tutto il mondo.
Tante persone addirittura pensano che oltre
St.Morìtz non si possa piu' andare, col treno, senza
considerare il resto della rete della Ferrovia Retica. Per
il "trenino del Bernina" e' vero, perche' oltre
St. Morìtz si viaggia con una tensione elettrica
diversa (quindi occorre almeno cambiare locomotiva), ma
nulla vieta di prendere un treno in coincidenza per
un'altra bella localita' del resto del Cantone, come
la Bassa Engadina, l'Albula o il Prättigau. In questo
caso, occorre consultare il sito ufficiale della Ferrovia
Retica.
Come già accennato, il viaggio e' consigliabile
in inverno (gennaio-aprile) con la neve ed in estate (luglio-agosto)
con le carrozze panoramiche scoperte, mentre per gli amanti
dei colori autunnali e' da non perdere una escursione a
fine settembre-ottobre; la ferrovia, nata già
elettrica tra il 1908 ed il 1910, funziona comunque
tutti i mesi dell'anno e non subisce normalmente interruzioni
a causa della neve, grazie agli appositi treni spartineve.
E non stupitevi se vi capiterà di notare che questa
piccola ferrovia trasporta anche parecchie merci, spesso
con i carri in coda ai treni viaggiatori più corti.
Non
dimenticatevi un documento d'identita' valido per
l'espatrio (carta d'identità
o passaporto, NON patente di guida), perchè
la Svizzera non fa parte della Comunità Europea
e i Controlli Doganali avvengono regolarmente sia
da parte italiana che svizzera; in caso contrario
rischiereste di dover rinunciare al vostro viaggio!
Il viaggio comincia. Si consiglia, se non
si possono prendere posti da entrambi i lati della carrozza,
di preferire quelli al finestrino di sinistra rispetto al
senso di marcia (a Tirano significa il lato verso lo scalo
ferroviario delle Ferrovie dello Stato, ora Trenitalia),
perchè è il lato piu' ricco di scorci panoramici,
soprattutto in vista dei ghiacciai. Indichero' comunque
"lato sinistro" e "lato destro" (sempre
rispetto al senso di marcia) per localizzare le viste indicate
in questa descrizione. Queste indicazioni risultano trascurabili
se siete su una carrozza panoramica, sia aperta (estiva)
che chiusa.
Appena partiti dalla stazione di Tirano si
incomincia a salire leggermente, con vista sulle Alpi Orobiche
valtellinesi (a sinistra) fino a giungere, in un paio di
minuti, sul piazzale della Madonna di Tirano (a sinistra
- foto 1), splendido Santuario costruito a seguito dell'apparizione
della Madonna in questo luogo agli inzi del XVI secolo (29
settembre 1504). Qui la ferrovia taglia diametralmente la
piazza, costringendo a bloccare i traffico stradale, e prosegue
per un tratto della via Elvezia circolando a lato della
strada come se fosse un tram. Indi si comincia a salire
entro la stretta gola formata dallo sbocco del torrente
Poschiavino, attraversando i cancelli della frontiera in
località Piattamala ed entrando finalmente in territorio
svizzero. Si raggiunge in poco tempo la stazione di Campocologno
(a destra - foto 2), che ha un caratteristico affresco in
alto riproducente il contatto tra le popolazioni svizzera
ed italiana (si riconosce anche "er Cupolone"
del Vaticano). Spesso in questa stazione salgono i sempre
cordiali doganieri svizzeri per un ulteriore controllo dei
documenti, che si svolge normalmente mentre il treno prosegue
il suo viaggio fino a Brusio. Da Campocologno, dove di solito
nei giorni feriali viene agganciato qualche carro merci
in coda, il treno prosegue sul lato opposto della valle,
che pian piano si allarga, e sale, tortuosamente, fino al
famoso (e praticamente unico al mondo) "Viadotto
circolare" di Brusio (a destra - foto 3, poi a
sinistra - foto 4 aerea), dove il treno compie oltre 360°
di svolta (oltre un cerchio intero) per guadagnare quota
senza dover usare artifici particolari quali la "cremagliera"
(rotaia dentata centrale tipica delle ferrovie di montagna),
completamente assente su tutta la rete della Ferrovia Retica
e quindi anche della Ferrovia Bernina.
Si giunge quindi a Brusio, il piu' grande
centro della Valposchiavo dopo Poschiavo, dove troviamo
per la prima volta un campanile di una chiesa Protestante,
caratterizzato dal Gallo sulla guglia al posto della Croce.
Da qui il treno sale con ancora alcuni tornanti per infilarsi
in una stretta valle, sempre affiancando il Poschiavino,
che conduce al Lago di Poschiavo (a destra - foto 5), grande
bacino a circa 900 metri s.m. Questo bacino si presta molto
bene per una passeggiata, sia lungo il percorso della ferrovia,
sulla sponda occidentale (ex strada cantonale), sia sul
lato orientale, con percorrenza maggiore, fino a Le Prese,
sulla sponda nord, dov'e' possibile riprendere il treno.
Dalla stazione Miralago si gode non solo uno splendido
panorama del lago di Poschiavo ma anche del massiccio del
Bernina sullo sfondo, compreso gran parte del percorso in
salita (visibile pero' solo ad occhi esperti) che il treno
percorrera' per arrivare a quota 2253 al valico.
Il treno percorre ora tutta la costa occidentale
del lago, a fianco alla vecchia strada cantonale, ancora
sterrata, seguendo le anse della montagna, fino a giungere
all'abitato di Le Prese, dove entra in pieno centro,
percorrendo la strada cantonale sul lato, come gia' successo
a Tirano, come un tram. Da notare che in senso inverso (come
in foto 6) il treno percorre la strada tenendo "la
mano sinistra" quindi le auto devono scansarlo andando
sulla corsia opposta. Un opportuno semaforo all'ingresso
dell'abitato lato Poschiavo, blocca le auto che procedono
nella stessa direzione del treno e che potrebbero scontrarsi
frontalmente con quelle costrette al cambio di corsia. Superata
Le Prese con i suoi bei ristoranti ed alberghi, il treno
corre tra la strada cantonale ed il Poschiavino (a destra
- foto 7) per un tratto caratterizzato da prati verdeggianti,
pascoli e pinete, con case sparse di tipico stile alpino,
per giungere alla successiva femata di Li Curt, dove
il treno è costretto un'altra volta ad utilizzare
la sede stradale per passare tra la chiesa di S.Antonio
e le case vicine (foto 8 - treno in direzione Tirano). Qui
la circolazione stradale e' regolata con regolare passaggio
a livello a sbarre. Attenzione a non sporgervi dai finestrini
nell'attraversamento delle case, in alunci punti la
distanza con il muro di fronte è minima.
Dopo S.Antonio cominciano di fatto i sobborghi
del vero capoluogo della valle: Poschiavo (foto 9,
con carrello spartineve aggiuntivo, dicembre 2002), a quota
1014 m.s.m., che merita sicuramente una visita al centro
storico, ai suoi negozi tipici ed ai suoi ristoranti caratteristici.
A Poschiavo e' presente il deposito locomotive con officina,
visitabile su semplice richiesta al personale di stazione.
Ripartiti dalla stazione di Poschiavo (foto 10, presa da
un treno che torna verso Tirano), si sale bruscamente in
mezzo ai pascoli, per raggiungere la fermata di Privilasco
(1114 m.s.m.) da cui si gode una splendida vista su gran
parte dell'alta Valposchiavo e sull'abitato di S. Carlo
(a destra - foto 11), vista che spazia fino alla val di
Campo sullo sfondo. Da qui la ferrovia comincia a inerpicarsi
a mezza costa sul fianco della montagna, con un percorso
di "va e vieni" come per le strade di montagna,
consentendo di godere il panorama sulla Valposchiavo una
volta a destra ed una volta a sinistra, salendo di quota
progressivamente. E' in questo tratto che si percepisce
meglio quanto si arrampica la ferrovia per raggiungere il
valico che la portera' in Engadina. Superata la fermata
di Cadera a mezza costa, che serve per raggiungere
i numerosi alpeggi sparsi sul versante (foto 12, tra le
case di Cadera, verso sinistra), si arriva, dopo aver percorso
un bel tratto in mezzo alla pineta, all'altopiano di Cavaglia,
con l'omonima stazione (a sinistra - foto 13) e con una
bella vista in alto sul Piz Palü. A Cavaglia abbiamo
raggiunto i 1693 metri di quota. Le frequenti stazioni lungo
la linea servono oggi anche per incrociare i convogli che
viaggiano in senso opposto, data la frequenza alta dei treni,
soprattutto d´estate, ed essendo la ferrovia tutta
ad un solo binario.
Lasciata Cavaglia il treno percorre un breve
tratto della Val da Pila, tra i pini, fino ad un viadotto
semicircolare (foto 14) che consente al treno di raggiungere
il lato opposto della valle e di inerpicarsi nuovamente
su in direzione del passo. Dopo aver superato la nuova stazione
di incrocio Stablini, il treno compie una lunga curva e
sul lato sinistro, per un attimo, si scorge il Vedret da
Palü, cioe' il ghiacciaio, visibile poi molto meglio
al termine della galleria Stablini che il treno percorre
subito dopo. Questa galleria non e' circolare come le precedenti
ma immette sul lato della montagna prospicente al ghicciaio,
con l'omonimo laghetto artificiale in basso. Tutti questi
laghi alimentano le "Forze Motrici Brusio", cioe'
centrali idroelettriche disposte in cascata, che generano
anche l'elettricita' necessaria al funzionamento della Ferrovia,
che pertanto e' ecologica al 100%, la prima delle quali
(cioe' la piu' bassa) la si vede sul lato destro appena
dopo aver superato i cancelli della Dogana a Campocologno.
Anche il Vedret da Palü e' per cosi' dire "bifronte"
nel senso che entrambi i lati del treno vengono esposti
a lui, a quote differenti, come accadeva con la Valposchiavo.
Al termine dell'arrampicata si giunge nel
posto sicuramente piu' suggestivo dal punto di vista
panoramico di tutta la linea: lo stretto tornante dell'
Alp Grüm, da dove, sul lato destro, si gode
uno splendido, direi unico, panorama su tutta la Valposchiavo
(a destra - foto 15), da una quota di oltre 2000 m. Sullo
sfondo appaiono non solo il lago, circa 1100 m. piu' in
basso, ma anche le Alpi Orobiche che fanno da sfondo a Tirano
e sopra le quali si trova il Passo dell'Aprica che mette
in comunicazione la Valtellina con la Valcamonica. Veramente
un panorama eccezionale! Poi il treno si ferma alla Stazione
Alp Grüm, a quota 2091 (foto 17 e 18),
dotata di Buffet-Ristorante. In
questa localita' si respira l'aria degli alpeggi d'alta
quota, isolati, in mezzo al verde e con panorami
spesso spettacolari. Qui, fino a qualche anno fa, c'ra anche
un piccolo giardino botanico, ora in stato di abbandono
anche se si riconoscono le targhette su alcune piante. Da
Alp Grüm iniziano alcuni itinerari in quota veramente
degni di nota.
Ormai manca solo l'ultimo balzo, per arrivare
in vetta e quindi al passo. Ripartiti dall' Alp Grüm
si procede sempre con la vista del Vedret da Palü sulla
sinistra, si sale progressivamente, ed al termine di due
successive gallerie paravalanghe (di cui la prima lunga
oltre 600 m.) si arriva al famigerato Lago Bianco
(foto 19 invernale con treno per Tirano), grande bacino
di raccolta delle acque dei ghiacciai e che alimenta pur'esso
le centrali idroelettriche. Il lago è delimitato
da 2 dighe ad entrambe le estremità. Da quella lato
ValPoschiavo escono delle condutture che lo mettono in comunicazione
con il laghetto Palü giä visto in precedenza,
prima di arrivare alla stazione Alp Grüm. Qui, lungo
il Lago Bianco, il treno corre in piano costeggiando la
costa orientale del lago, le cui acque anche in estate paiono
di colore molto chiaro, dovuto al fatto che sono formate
da ghiaccio da poco scongelato. A meta' circa del lago si
trova la Stazione Ospizio Bernina (foto 20), stazione
di valico della ferrovia a quota 2253 m.s.m., dotata di
Buffet-Ristorante su un lato. Questa è anche la stazione
alpina svizzera più alta in Europa, per ferrovie
senza cremagliera, oltre ad essere anche il confine tra
le lingue "italiano" (parlato in Valposchiavo)
e "Räto-Rumantsch" (reto-romancio), parlato
di fatto in tutta l'Engadina anche se ufficilamente la lingua
cantonale è il "tedesco". Troverete infatti
diversi nomi scritti in reto-romancio, da qui in poi, come
per esempio la stazione Bernina "Suot", che significa
"sotto", oppure la stazione "Suròvas"
che signifca "sopra (a margine) del fiume", oppure
l'altoparlante del treno che segnala una "fermèda
sün dumànda", cioè una "fermata
a richiesta".
Superata la stazione Ospizio Bernina, che
e' dotata di rimessa coperta per gli spartineve invernali,
si incomincia la discesa progressiva fino a St. Morìtz,
costeggiando sempre la costa occidentale del Lago Bianco,
fino a raggiungere, nei pressi di un passaggio a livello
al servizio della diga, la "Wasserscheide" ("Spartiacque")
tra Mar Mediterraneo (in cui arrivano le acque del lago
Bianco) e Mar Nero, in cui confluiscono quelle del Lago
Nero, che si buttano nell' Inn e quindi nel Danubio. Questo
preciso punto e' ben segnalato da un cartello giallo visibile
nei pressi del passaggio a livello, sul lato sinistro. Da
qui comincia la progressiva discesa, in un terreno meno
scosceso rispetto al tratto da Poschiavo. Si raggiunge l'Alp
da Buond (foto 21 in inverno), si superano le fermate Lagàlb
(a destra) e Diavolezza (a sinistra, foto 22), poste nei
pressi delle omonime stazioni a valle delle rispettive Funivie,
si passa anche la piccola fermata di Bernina Suòt
(a destra), si oltrepassa la strada cantonale e ci si accinge
ad entrare in vista del famoso Ghiacciaio del Morteràtsch
(a sinistra), ben visibile anche dal successivo passaggio
a livello (foto 23), una sequenza incomparabile di vette
tra cui, da sinistra, il Bellavista, il Piz Zupò,
il Piz Argient, il Cresta Güzza, il Piz Bernina (4049
m.), il Piz Prevlius, il Piz Morteratsch ed il Piz Boval
(vista mozzafiato usata spesso dalle guide ufficiali). Poco
oltre la splendida vista, una cascata vicinissima valorizzerà
ancora il lato sinistro. Da notare che dalla stazione di
Morteràtsch e' possibile, in circa un'ora
di facile cammino, raggiungere la lingua inferiore del Ghiacciaio.
Da Morteràtsch a Pontresìna
il treno corre quasi in piano, a fondo-valle fino a raggiungere
la pineta di Pontresìna e la caratteristica
fermata di Suròvas in stile alpino (foto 24). Nell'abitato
di Pontresina, di cui di fatto Surovas e' una fermata "succursale",
spiccano alcuni alberghi di lusso stile impero, liberty
e fin de siècle nella seconda metà dell'800,
tra cui svetta la torre dell'Hotel Walther (foto 25). Proseguendo
la marcia nel fitto della pineta ed attraversando poi il
torrente Rosèg e l'imbocco dell'omonima bellissima
valle, si giunge alla grande stazione di Pontresìna
(foto 26). Pontresìna ("Puntraschìgna")
e' anche sede di deposito ed è nodo d'interscambio
con i treni che fanno servizio per l'Engadina Bassa (foto
27 verso la Piana di Samaden) o per Coira, capitale del
Canton Grigioni.
Ripartiti da Pontresina per l'ultimo tratto
finale del percorso, il treno prosegue sul lato sinistro
della vallata, costeggiando il versante, ed e' possibile
vedere, sul lato destro, l'altra ferrovia che punta verso
l'Engadina Alta ed in fondo si scorge l'abitato di Samàden
(Samèdan in tedesco), dotato di aeroporto turistico
in grado di ospitare anche piccoli Jet tipo Executive. Dopo
la piccola fermata di Punt Muràgl
Staz (foto 28) in corrispondenza del sentiero che
conduce alla stazione della funicolare del Muòttas
Muràgl, dall'altra parte della valle, a circa 150
m. a piedi. Dalla stazione alla vetta della funicolare si
gode uno splendido panorama su St. Morìtz e sui laghi
dell'Alta Engadina. Il treno prosegue la sua corsa verso
Celerìna: poco prima della stazione, sulla
destra, si vede bene la caratteristica chiesetta protestante
di St. Giàn (foto 29), con 2 campanili di cui uno
in rovina, colpito da un fulmine alla fine del XVIII secolo.
Passata anche Celerìna Stàz
(foto 30), con la stazione in stile alpino simile a Suròvas,
il viaggio volge al termine: un'ultima galleria, e finalmente
la meta, St. Morìtz. Superati con un ponte
l'Inn e la strada cantonale, il treno entra nella grande
stazione (foto 31), sui binari 5 o 6, riservati appunto
alla Bernina per il suo particolare sistema di alimentazione
elettrica dei treni, diverso dal resto della rete ferroviaria
cantonale. L'altoparlante annuncia: " Endstation, bitte
Alles aussteigen" ("Stazione termine, prego scendere
tutti"): il viaggio in treno si e' concluso. Ora siamo
nella perla dell'Engadina Alta, una sorta di "Montecarlo
delle Akpi", e quindi, non possiamo mancare di visitarla.
Qui esistono 2 possibilità, già nel sottopassaggio
della stazione: verso sinistra per il Lago (foto 32), verso
destra (binario 1) per il centro del paese, con i suoi Grandi
Alberghi, il Cresta Palace, lo Steffàni, il Kulm,
senza dimenticare la famosa Pasticceria Hanselmann che campeggia
da oltre un secolo nella piazza del Comune.